Associazioni confuse

mercoledì 30 giugno 2010


Le cronache di ordinario degrado si susseguono giornalmente sulle prime pagine dei giornali. La città è messa e ferro e fuoco dai barbari. E puntualmente scoppia la polemica delle associazioni di quartiere. Polemiche assai confuse, a dire il vero, che mancano totalmente di lucidità. I vandali scrivono sulla fontana di Villa Borghese? Le associazioni dei residenti tuonano: "Basta coi tavolini selvaggi!" Gettano la vernice nella Fontana di Trevi? Le associazioni dei residenti tuonano: "Ordinanza antivetro, subito!" La sensazione è che si faccia fatica a percepire la reale radice del problema. Le scritte sui muri, le scritte sui monumenti, le affissioni abusive, la sosta selvaggia, i quintali di sacchi di monnezza buttati in strada, l'arredo urbano inesistente e/o brutalizzato, gli episodi di ordinario vandalismo, i lavori pubblici fatti male. La mancanza di decoro, legalità e vivibilità. Questi sono i problemi del centro storico. Il problema non è abolire la movida. Quella c'è in ogni città del mondo, ma non genera il caos che c'è qui da noi. Il problema semmai è un altro. Non si può chiedere a un ragazzo che frequenta un cesso di quartiere nel centro di Roma di comportarsi bene. Non lo farà mai. Perché in un quartiere ridotto peggio di una latrina di Calcutta, come è ad esempio Trastevere, il ragazzo si sentirà sempre autorizzato a scrivere sui muri, a buttare le bottiglie in strada, ad attaccare manifesti sui palazzi. Il degrado chiama sempre degrado. E le responsabilità sono dei residenti e dei Comitati di Quartiere, che pur esistendo da molto tempo evidentemente (e la prova è nei fatti) non sono mai stati in grado di risolvere i problemi. E' un fallimento di cui si deve prendere atto. Possibile mai che questi comitati, in alcuni casi, non abbiano nemmeno un blog di riferimento in cui discutere? All'associazione Vivere Trastevere abbiamo proposto una serie di iniziative antidegrado, senza mai ricevere risposta.

Riprendiamoci Roma raccoglie le firme

martedì 29 giugno 2010


In queste settimane Riprendiamoci Roma partecipa attivamente alla raccolta firme a sostegno della delibera di iniziativa popolare promossa dal blog Cartellopoli, comitati di quartiere e altre associazioni. Per tre weekend consecutivi, i nostri volontari del blog, insieme a quelli di Cartellopoli e a qualche forumista di Skyscrapercity, hanno raccolto firme a Villa Pamphili, ascoltando e recependo la rabbia della gente verso un fenomeno di cui tutti hanno, letteralmente, le palle piene. Nei confronti di questo problema abbiamo visto un consenso unanime e assolutamente trasversale. Gente che, spontaneamente, dopo aver visto le foto dello scempio, si avvicinava al tavolino chiedendoci di poter firmare. Abbiamo raccolto testimonianze di persone che quotidianamente assillano i vigili chiedendo la rimozione degli impianti abusivi, di gente che vorrebbe legare la sommità del cartellone al proprio suv e poi dare gas per poterlo sradicare dal terreno. Gente che prospetta di trasformare i cartelloni in una lunga teoria di torce ardenti, simbolo della rabbia del popolo romano che si ribella ai barbari invasori e dell'anarchia che governa stati d'animo ormai esasperati. Chi non si è fermato a firmare (e, credetemi, sono stati davvero in pochi) non lo ha fatto per diversi motivi. Da chi non crede che le firme possano servire a qualcosa ai disillusi totali. Ma tutti hano convenuto con noi: i cartelloni sono orrendi, pericolosi e Roma è l'unica città in Europa stuprata da una simile barbara, selvatica forma di pubblicità. Un consiglio al Sindaco: non sottovaluti la rabbia della gente. Di esasperati, di gente con gli occhi iniettati di sangue, ne abbiamo visti parecchi. In tre weekend abbiamo raccolto quasi 1000 firme. Nonostante la pioggia. E nonostante i vigili, come sempre inflessibili e ben disposti a rompere i coglioni alla brava gente. Ma pazienza. Il traguardo ormai è vicino. Se la delibera arriverà in discussione si giocherà a carte scoperte, e chi voterà a favore dei cartellonari resterà col cerino acceso in mano.

Shame on you, barbarians

lunedì 28 giugno 2010


L'altroieri mattina, alla notizia dell'ennesimo atto vandalico perpetrato dalla solita banda di barbari al Gianicolo, avevamo invitato i lettori del blog a recarsi sul "luogo del delitto" per apporre uno striscione di protesta sulle statue cadute. Due ragazzi ci hanno inviato via email queste foto. Tre cartoncini recanti frasi emblematiche in italiano ed inglese sono stati deposti e attaccati alle basi delle statue con dello scotch carta (che non lascia residui). Per esprimere tutto lo sdegno di noi romani nel vedere la nostra città alla mercè dei barbari. E non ci riferiamo solo ai ragazzini che hanno buttato a terra le statue. Lo avevamo detto. Vedrete che i busti del Gianicolo caduti a terra finiranno sequestrati da quattro nastri della Polizia. E così è stato. Peccato non averci scommesso. Una soluzione provvisoria che, a detta dei due volontari, ha fatto inorridire i turisti, increduli alla vista dello scempio perpetrato nel cuore di uno dei parchi più belli e storicamente significativi di Roma. Come dice uno dei cartelli, la soluzione provvisoria è quasi peggio del danno. E noi non possiamo far altro che condividere. Una città che non ha all'ordine del giorno la cura dei suoi luoghi simbolo è una città destinata a morire. All'atto della posa dei cartelli, dei turisti hanno commentato favorevolmente l'iniziativa. Una ragazza romana si è complimentata con i due volontari, offrendosi addirittura di ripetere l'iniziativa in altri luoghi simbolo devastati dall'incuria e lasciati lì abbandonati, transennati o ricoperti da ignobili nastri o teli protettivi. Auspichiamo che le statue cadute siano restaurate quanto prima e che l'immonda scena delle "pecetta" e del sequestro del prato con nastri protettivi non si ripeta mai più. Viceversa, la vergogna calerà su chi, da domani, non sarà in grado di tutelare i nostri luoghi simbolo e provvedere all'immediato ripristino dei monumenti danneggiati. Il popolo romano non è più disposto ad accettare tutto questo, non sensa far sentire forte e chiaro tutto il suo sdegno. ps. Cerchiamo volontari per un nuovo blitz a Villa Borghese.

La Fontana di Trevi massacrata dai vandali

venerdì 25 giugno 2010


La cronaca di Roma somiglia sempre più a un bollettino di guerra. Registriamo oggi l'ennesimo, gravissimo atto vandalico perpetrato ai danni di uno dei monumenti simbolo di Roma. Un atto folle, terrificante, raccapricciante, inaccettabile in un paese che si voglia definire civile. Protagonista la Fontana di Trevi, che torna suo malgrado a tingersi di rosso. Ma stavolta non è opera di Graziano Cecchini, l'artista che qualche anno fa ci regalò lo spettacolo (inedito e affascinante) di una Fontana di Trevi vestita di rosso. Stavolta non si tratta di innocuo colorante, bensì di vernice. Si, avete capito bene. Un pazzo, un criminale, non saprei neanche come definirlo, ha gettato della vernice rossa dentro la fontana. Un quantitativo minimo, secondo quanto si vede dalle foto, ma sufficiente per massacrare i suoi preziosissimi marmi. La vernice non si è disciolta nell'acqua ma si è attaccata sulle pareti. E' come se qualcuno ci avesse spruzzato la vernice sopra, lo stesso identico terribile effetto. Un danno immenso, cui seguirà, inevitabilmente, un lungo e costosissimo restauro. Nelle foto raccolte dal sito di Repubblica ci si può rendere conto della gravità della cosa. In questo video, girato da un testimone, si vedono gli uomini del decoro urbano impegnati a tentare di arginare, in maniera piuttosto "casereccia", la chiazza rossa. Chissà cosa staranno pensando i turisti (ai quali Roma già offre un quotidiano spettacolo di degrado sconfinato) nel vedere la fontana sequestrata da un nastro della polizia e massacrata dai vandali. Con quell'orrendo ricettacolo di rifiuti abbandonari sui gradini. Probabilmente saranno inorriditi, agghiacciati, da tanta barbarie e inciviltà. Mi immagino le loro facce. Eccoli lì, i cittadini del mondo civile, con gli occhi sbarrati, esterrefatti, increduli, a contemplare le macerie della nostra città. E a qualche ora dal fattaccio, in uno dei luoghi più controllati, filmati, fotografati di Roma, i responsabili (incredibile ma vero) sono ancora a piede libero.

Breaking news: Villa Borghese devastata

giovedì 24 giugno 2010


L'assalto dei vandali alla città di Roma sembra inarrestabile. Vi diamo conto oggi di un nuovo, terrificante atto barbarico perpetrato ai danni di una fontana di Villa Borghese. Ne dà notizia, anche stavolta, Repubblica (dal cui sito abbiamo preso le foto) nella prima pagina della cronaca Roma. Durante la partita Italia-Nuova Zelanda, una delle fontane di Villa Borghese è stata presa di mira da una mandria di Unni i quali, bombolette alla mano, l'hanno completamente tappezzata di scritte. Su un lato della fontana sono comparse anche celtiche e svastiche, e una scritta, idiota come l'autore del gesto criminale: W il Re del cazzeggio. Come sempre, nessuno ha visto niente, e gli autori del folle gesto l'hanno fatta franca anche stavolta. La situazione è preoccupante, stiamo regredendo a uno stato barbaro, primitivo, primordiale, anarchico, preoccupante. Il tutto nel menefreghismo più totale. Dopo il devastante articolo di ieri, finito addirittura in prima pagina sulla homepage di Repubblica, non ci sono state dichiarazioni da parte del Sindaco. Fatto, questo, di una gravità inaudita. Dopo l'atto barbarico denunciato oggi, il Sindaco non può più starsene in silenzio. Si comincia a scrivere sui monumenti, segno che ormai il limite tra civiltà e barbarie è stato ampiamente superato. Le scritte presenti su ogni muro e il lassismo delle istituzioni autorizzano il vandalo a scrivere ovunque, anche sui monumenti. La situazione è di estrema emergenza, urgono misure ben più drastiche di quelle messe in campo finora. Arresto o foglio di via per i writers, veri e proprio criminali spacciati impunemente per artisti da certa stampa complice di questo schifo. Obbligo per i residenti e commercianti a ripulire i muri dei palazzi e le saracinesche dei negozi, pena una multa pari a 10 volte l'importo del costo dell'opera di pulizia e la chiusura provvisoria dell'attività. Questo restauro costerà migliaia di euro, e chissà se e quando verrà fatto. Quali armi mettiamo in campo per contrastare questo fenomeno? Dov'è la tolleranza zero promessa dal Sindaco? Cosa stiamo aspettando?

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