
Hanno sommerso Roma di adesivi, non c'è una strada che sia stata risparmiata. Milioni di stickers sparsi ovunque, appiccitati sui pali della luce, sui segnali stradali, sui muri. Sto parlando dei traslocatori, di quella casta di intoccabili cui i nostri amministratori hanno consentito per decenni di farsi pubblicità gratuita a spese del decoro della città. Una forma di pubblicità tanto rozza e primitiva quanto redditizia. A prima vista sembrerebbe un esercito di centinaia di traslocatori, ma a una più attenta analisi si scopre che i numeri sono sempre gli stessi, ricorrenti, da Nord a Sud. Poche persone, poche famiglie. Impossibili da rintracciare, almeno così sembra. Lasciano poche tracce di sè, nessun indirizzo, nessuna email, nessun sito web, solo un numero di telefono. La polizia municipale, la finanza, ormai neanche ci fanno più caso, tanto il fenomeno è vasto e capilarre. Nell'immaginario collettivo, questi adesivi fanno ormai parte del panorama romano. Ci abbiamo fatto l'abitudine, come con i graffiti sui muri e i sacchi di monnezza per le strade di Trastevere. Ma questo non significa che non si possa fare nulla per risolvere questo problema. Noi finora ne abbiamo rimossi una trentina e continueremo a farlo, armati del nostro inseparabile taglierino. Ci stiamo anche informando sull'esistenza di prodotti antiadesivi e antiaffissioni. Non ci siamo ancora rassegnati al degrado che regna incontrastato in questa città.



