La Roma dei primati: dotandola dei " fondamentali" sarebbe la città più ricca al Mondo, avanti a tutte le altre.

giovedì 7 settembre 2017
Fino al 1 novembre 2016, giorno di chiusura di Panoramio, community di geo-localizzazione di foto, poi acquistata da GOOGLE e inglobata in MAPS, Roma deteneva la seconda posizione mondiale nella classifica delle città più fotografate. Prima della Capitale Italiana solo New York.

Roma: la seconda città più fotografata a livello mondiale


Abbiamo pubblicato l'interessante classifica della Ipsos MORI che, con i suoi tre secchi paramentri, mantiene Roma nelle prime dieci città della Top List 2017. Panoramio prima e la classifica Ipsos MORI dopo, confermano la potenza devastante del "Brand Roma" nel Mondo e la sua influenza nell'immaginario collettivo dell'umanità intera.

La Classifica 2017: Roma nelle prime dieci città.

Andando su altri parametri, quelli che purtroppo dirottano gli investimenti internazionali, la nostra amata città è considerata una metropoli di classe Beta, staccata dalle Alpha su tutti i fronti: servizi, trasporti, sanità, qualità della vita, burocrazia. Sono le carenze e i tumori di Roma. Atavici e, almeno al momento, senza soluzioni.

Non noi, ma economisti, giuristi, studiosi di fama internazionale, sottolineano sempre una cosa: coprendo il Gap che ci separa dalle Metropoli Alpha, Roma non avrebbe rivali. Potrebbe generare PIL e ricchezza inimmaginabili, portando benessere ed investimenti in città.

Abbiamo un credito enorme ma non riusciamo ad utilizzarlo per riportare la Capitale italiana ai vertici! Una cosa che ci demoralizza. Si può e si deve parlare di "questione romana". Gli elementi sopracitati, il fatto di essere una delle città più fotografate al Mondo, di detenere ovviamente il primato nazionale di città più visitata dagli stranieri, può ritorcersi irrimediabilmente contro: degrado, sporcizia, disservizi, condizioni indecorose di tutti i principali Monumenti, nell'era in cui tutti hanno un dispositivo per catturare immagini e video, rappresentano una pubblicità devastante.
Le immagini girano nei siti di viaggi specializzati.
Da qui la domanda: quanto l'enorme tesoro lasciato dai nostri illustri antenati riuscirà a reggere alle condizioni indecorose della città, ai suoi disservizi, alla sua cattiva amministrazione? Quanto?

Serve uno scatto d'orgoglio. Ed a farlo deve essere il  Governo nazionale.

L'illustre giurista Sabino Cassese è intervenuto sul Corriere rilanciando proprio la "questione romana": << poiché una nazione e uno Stato non possono tollerare questa situazione, occorre un piano straordinario per Roma, che impegni tutto il Paese, che renda concreta quella "promessa" che si legge nella Costituzione: "Roma è la Capitale della Repubblica". Questo piano straordinario dovrebbe partire da tre punti.   
  • Il primo è affidare le funzioni di rappresentanza a una persona diversa dal sindaco. Occorre riconoscere che oggi i sindaci di Roma, di una città dove risiedono due capitali (quella dello Stato e quella di una potenza mondiale, la Chiesa cattolica), sono caricati di una funzione da ciambellani, debbono ricevere capi di Stato, visitare pontefici, accompagnare personalità straniere in visita. Questo assorbe energie e "vizia", abituando chi dovrebbe gestire e amministrare a stare sotto la luce dei riflettori, accanto ai grandi nomi della vita internazionale.
  • Il secondo è dare alla capitale un ordinamento speciale, come molte delle capitali del mondo (la Costituzione dispone espressamente che "la legge dello Stato disciplina il suo ordinamento"). Un ordinamento speciale che riconosca una realtà ineludibile: la duplicità di funzioni del potere locale romano, che è chiamato anche ad agire come capitale, quindi nell'interesse della intera nazione.[...]
  • Il terzo punto è abbandonare il ragionamento cinico: lasciamo che i Cinque Stelle dimostrino quel che (non) sanno fare, in modo da far capire che una dirigenza politica e amministrativa non si improvvisa. Occorre invece riconoscere che l'evidente incapacità amministrativa di quel movimento politico danneggia romani e italiani, e che, quindi, vanno aiutati. Aiutarli vuol dire prestare alla città una ventina di sperimentati amministratori pubblici, capaci di costituire, con l'esempio, focolai di buona gestione, riconoscendo che per fare il buon amministratore non basta essere un politico onesto.>>
Parole lucide: in linea con quanto afferma, da anni, questa piattaforma!

Sulla questione trasporti, centralissima, Roma non può più aspettare. Mentre a Londra (Cross Rail) e a Parigi ( Grand Paris), nonostante una poderosa rete di trasporti già in dotazione, si stanno facendo ulteriori e pesanti investimenti, a Roma, ancora oggi, non è dato sapere nulla in merito al destino della linea C, dei prolungamenti vari e della ormai dimenticata linea D, una metropolitana presente nel Piano Regolatore della città!
C'è un progetto, la Metrovia, di riconversione di 6 linee ferroviarie urbane esistenti in metropolitane. Un progetto condiviso, partecipato, intelligente e che punta al riuso e all'ottimizzazione dell'esistente. Un progetto che, nel giro di pochi anni, potrebbe portare da 2,5 linee a 9! Da 60 km di rete metro a 180!

Nove linee metropolitane, con nuove stazioni e nuovi interscambi. L'impressionante assetto di mobilità urbana promosso da Metrovia

Un progetto, di riassetto del ferro, economico, rapido ed incisivo, in grado di cambiare la vita dei romani in tempi relativamente brevi. RR cercherà di portarlo all'attenzione di più persone possibili. Perché anche e soprattutto dalla carenza trasportistica ed infrastrutturale, dall'impossibilità attuale di portare, in temi certi e sicuri, un cittadino dal punto A al punto B della città, passa la mancata crescita economica di Roma, il suo mancato rilancio e il suo diritto storico di puntare alla vetta!
#romatiamo #RR



Mobilità, Roma è in basso alla classifica. Urgente una soluzione possibile ed efficace: la METROVIA!

lunedì 4 settembre 2017
di PAOLO ARSENA

(Im)mobilità a Roma. Qualche spunto per riflettere, prima di parlare della soluzione. Scegliere la politica di trasporto è essenziale, per guidare il futuro di una metropoli e incanalarlo sulla strada corretta. E dunque guardiamoci intorno. Cosa si è fatto, e cosa si fa nelle altre città?
Esaminiamo in rapida sintesi i principali mezzi in uso nei centri più importanti: metro, autobus, tram, treno. Esistono svariati ibridi e sottocategorie, ma ci limitiamo all’essenziale.
Metropolitana, tram e treno viaggiano su ferro e, a differenza dell’autobus, non inquinano. Metropolitana, tram e autobus inoltre sono studiati ed equipaggiati per il trasporto urbano, rapido e dinamico, il treno invece (con posti quasi esclusivamente a sedere e frequenze minori) è pensato per la percorrenza medio-lunga, e tutt’al più “adattato” alla città.
Già da queste prime considerazioni osserviamo come il bus e il treno abbiano un handicap di partenza, in una comparazione tra i diversi vettori.
Approssimando per ordini di grandezza, vediamo ora qual è la capacità di carico di questi mezzi, cioè quante persone sono in grado di trasportare ogni ora, tenendo conto della capienza di ciascuna carrozza, del loro numero medio e della frequenza possibile.
L’autobus in sede protetta trasporta circa 1.000 persone l’ora. Il treno regionale con servizio urbano ha una capacità doppia: circa 2.000 persone l’ora. Il moderno tram veloce in sede protetta arriva a circa 4/5.000 persone l’ora. La metropolitana (a seconda se leggera o meno) raggiunge cifre comprese tra le 10.000 e le 20.000 persone l’ora.
Questi dati evidenziano una gerarchia di efficienza, dunque, tra i mezzi di trasporto:

1) metropolitane (ipogee e di superficie);
2) tram veloci (metrotram);
3) treno suburbano;
4) autobus;
con netta preminenza dei primi due, di gran lunga più performanti.

Ma c’è un altro aspetto da tenere presente. Ciascun veicolo funziona bene se è svincolato dal traffico, quindi se viaggia su sede esclusiva o comunque fisicamente protetta, lasciando ai soli incroci non regolabili da semafori intelligenti, la promiscuità col traffico veicolare. Sotto questo profilo metropolitana e treno non presentano alcun problema. Tram e autobus invece necessitano del vincolo ad un percorso quanto più esclusivo. Se questo è lapalissiano per il tram (non a Roma, purtroppo), nel caso dell’autobus appare meno scontato, perché limita l’unica qualità oggettiva di quel mezzo: la flessibilità e l’adattabilità al percorso.
Accordata la convenienza della sede propria, dunque, ancora una volta è l’autobus l’anello debole.
Ma Roma come è organizzata? Neanche a dirlo, ha puntato sugli autobus. Ovviamente perlopiù immersi nel traffico. Solo in misura assai minore integra con gli altri vettori, che svolgono comunque un ruolo inadeguato sotto il profilo qualitativo o quantitativo, a seconda dei casi: i treni metropolitani (le varie Ferrovie Laziali) non mancano, ma sono appunto treni, con i limiti evidenziati; esistono 6 tramvie, ma sono insufficienti e ancora in parte a percorso promiscuo con i veicoli privati; ci sono 2 linee metropolitane prossime al collasso e un’altra mezza linea non ancora allacciata alle altre.
Una metropoli di 3 milioni di abitanti, estesa sulla seconda superficie urbana europea, è anchilosata, incapace di curare l’artrite dei propri collegamenti.
Guardiamo cosa succede in Europa. La tabella riporta le principali città europee sopra i 500.000 abitanti fornite di metropolitane (o di servizi assimilabili), elencandole per numero di linee. Naturalmente l’ordine segue un criterio soltanto convenzionale, mentre molto interessante è osservare il rapporto tra l’estensione della città (quantomeno l’area urbana, più consolidata, compatta e densamente abitata) e i chilometri realizzati di rete metropolitana. Inoltre le capitali sono evidenziate e in neretto. Infine, nelle note sono indicati i criteri di inclusione ed esclusione dei servizi di trasporto, proprio in base al parametro dell’efficienza. E, in quest’ottica, abbiamo rimarcato la presenza supplementare di tram veloci (Metrotram) o la loro assenza.

Trasporti a confronto fra le principali città europee, in base alla dotazione di linee metropolitane o servizi affini.


Il confronto appare subito impietoso.
Roma è in basso alla classifica. Ultima tra le grandi capitali. Ma il risultato è di gran lunga peggiore se consideriamo la sua estensione, quasi tre volte più grande di Sofia e di Varsavia, che pure le stanno appena dietro.
Si può discutere in eterno, non senza valide ragioni, sulle intrinseche difficoltà nel realizzare metropolitane in una città così ricca di archeologia e così diradata nel territorio. Dedicheremo altre occasioni al dibattito e all’approfondimento di questi temi.
Ma proprio per tutto questo insieme di cose, è urgente mettere mano a una soluzione possibile ed efficace.
La nostra proposta della Metrovia è il sistema per riutilizzare e convertire le infrastrutture ferroviarie esistenti (binari, stazioni), sostituendo le tratte urbane delle ferrovie regionali con linee metropolitane di superficie. In altre parole, vogliamo far correre attraverso Roma i mezzi più idonei al trasporto urbano, e non solo i lenti e inadatti treni odierni. Potenziando e moltiplicando i nodi di scambio con le metro esistenti e aggiungendo sulle tratte un ragguardevole numero di fermate. Ne scaturirebbero 6 nuove linee, passando da 60 a 180 km di rete metropolitana. Fornendo il servizio ad ampie porzioni di città oggi ancora sprovviste. Senza scavi, con tempi, disagi e costi unitari assai contenuti.
A beneficiare sarebbe non solo la mobilità interna, ma anche i pendolari, che avrebbero una scelta più ampia su come organizzare il proprio percorso di viaggio e maggiori possibilità di raggiungere o avvicinare la destinazione senza immergersi nel traffico.
L’effetto rete creato dalle 9 linee metropolitane complessive, poi, potrà essere moltiplicato sia dalle nuove linee previste (il completamento della C, la linea D) e sia, in modo più semplice e


vicino nel tempo, con la progettazione di vecchi e nuovi tracciati per i tram veloci, con sede fisicamente protetta, da incrociare alle fermate della Metrovia. Metro e metrotram possono costruire una formidabile tela di collegamenti, come mai abbiamo visto finora a Roma e così cambiare radicalmente la funzionalità dei trasporti pubblici e il modo di vivere dei romani.

A partire dalla mobilità ci si offre l’occasione di trasformare e migliorare la nostra città. Abbiamo iniziato un work in progress che avanza e si arricchisce di entusiasmi e di idee. Vogliamo immaginare una città con pochi autobus, meno macchine, meno smog. Vuol dire una città più bella, più tranquilla, più pulita. Mettiamoci dentro una rete di nuove metropolitane possibili e accoppiamole ai tram veloci, come fanno le migliori realtà europee. Avremo una città dinamica, che ci fa riguadagnare il tempo perso. Ma anche una città più silenziosa e pacata, da passeggiare con calma. In sintesi potremo avere, finalmente, una città che respira.
Per tutte le informazioni su questo progetto potete consultare il sito http://metroviaroma.it/

Vuoi comprare pezzi di vasellame del periodo augusteo presente al Monte dei Cocci? A Roma puoi farlo! Incredibile vergogna!

L'ingresso al tugurio

Tra i vari argomenti trattati dalla rubrica agostana "la Roma Insolita" ve n'era uno di stringente attualità che si riferiva a come gli antichi romani avessero affrontato il problema dello smaltimento dei rifiuti. Ovviamente abbiamo parlato della Cloaca Maxima, l'impianto fognario funzionante più antico al Mondo, e di Monte Testaccio anche detto "Monte dei Cocci": una discarica della Roma antica che ha generato una collina artificiale  di circa 36 m di altezza. È infatti costituita da strati ordinatamente disposti di cocci provenienti da più di 53 milioni di anfore per la maggior parte olearie. I contenitori di terracotta, scaricati dal vicino porto fluviale sul Tevere,  una volta svuotati dal contenuto, venduto sul mercato capitolino, venivano lì gettati. Il nome deriva dal termine latino testae, ossia "cocci". Il colle si trova tra le  mura aureliane e la sponda sinistra del Tevere, nel quartiere Testaccio.

Se volete... potete accaparrarvi, acquistandoli,  i cocci originali dell'antica Roma.
Questo è  quanto ci ha segnalato una nostra collaboratrice, documentando con foto, questo immane scempio. La realtà qui supera di gran lunga la fantasia!

Ecco la breve segnalazione:

"Ieri -  ci scrive -  ho beccato un tipo che si è insediato abusivamente ai piedi del Monte dei Cocci e ne vende i pezzi! Il tizio, si è stanziato sul posto da 3 anni (dice) in uno spazio tra i locali della movida capitolina. Un tugurio! Si spaccia per artista  (di monnezza!) e vi invita ad entrare per mostrarvi lo spazio interno. All'ingresso c'è quella che lui chiama Sgalleria (sì, con la S iniziale) con le sue opere esposte, al piano inferiore ci sono delle immense botti di vino incassate nel muro  che lui ti porta a vedere. Non c'è luce e non sai nemmeno se prima di uscire ti crollerà tutto addosso. Alla fine del tour ti chiede se vuoi "adottare" una parte del Monte dei Cocci: in due cassette di plastica ha i vari pezzi di orci che svende a non so quanto. Ero incredula e stordita: non ho neanche avuto la forza di chiedere il prezzo.  Gli ho però chiesto dei proprietari e  mi ha evasivamente risposto che ha dei problemi con loro ma non mi ha voluto dire chi sono.  Il tugurio dovrebbe essere all'incirca al civico 91 di via di Monte Testaccio."

La Sgalleria
Un particolare delle grandi botti

Area regolarmente  abitabile!!!

la parte del Monte dei Cocci visibile all'interno.

Questo è quanto ricevuto. Chiediamo a chi di dovere d'intervenire tempestivamente! RR

La "Roma Insolita" - La Villa di Traiano. Grazie per averci seguito in questo meraviglioso viaggio.

domenica 27 agosto 2017

LA VILLA DI TRAIANO AGLI ALTIPIANI DI ARCINAZZO

Come ultimo appuntamento della rubrica Roma insolita, abbiamo scelto un luogo che non è a Roma, ma che con questa è legato a doppio filamento: la villa di Traiano agli Altipiani di Arcinazzo.
Si tratta di un imponente complesso di cui è stata scavata e portata alla luce solo una piccola (si fa per dire) porzione  e che per la maggior parte rimane purtroppo ancora sepolto, non essendoci fondi per continuare lo scavo.
E’ una visita che consigliamo a tutti, un viaggio di poco più di un’ora al termine del quale ci si immergerà in una realtà assolutamente inaspettata da cui si farà fatica a riemergere, sia per la bellezza del luogo che per la natura circostante, quella stessa natura che ha colpito l’imperatore Traiano in modo così profondo quasi duemila anni fa…..

Gli altipiani di Arcinazzo

La località è a circa 850 m s.l.m. ai piedi del parco naturale regionale dei Monti Simbruini. Per raggiungerla si hanno due opzioni: a) percorrere la A24 fino a Vicovaro-Mandela, immettersi nella SR5 fino al bivio con la SR411 “Sublacense”, seguire quest’ultima fino a Subiaco e proseguire seguendo le indicazioni per gli Altipiani di Arcinazzo, superare Affile, quindi oltrepassare il bivio per Arcinazzo Romano e dopo pochi chilometri, proprio qualche centinaio di metri prima dell’arrivo nel centro abitato di Altipiani di Arcinazzo, sulla sinistra, appaiono i ruderi della villa di Traiano b) percorrere la A1 in direzione Napoli fino all’uscita Anagni-Fiuggi, seguire le indicazioni per Fiuggi, superare il centro abitato e immettersi nella SP147 per Altipiani di Arcinazzo, superare anche il centro abitato di quest’ultima località e immettersi nella SR411 “Sublacense”; una volta percorsi circa due chilometri l’ingresso della villa si trova sulla destra.
Noi consigliamo il primo percorso, più vario e suggestivo, che si snoda nell’alta valle dell’Aniene e che permette di scorgere paesi da favola come Cervara di Roma, Anticoli Corrado, la stessa Subiaco (con la Rocca e il Monastero di S. Benedetto), piccoli gioielli che andrebbero visitati e che potrebbero essere inclusi programmando una visita più lunga.

Il percorso per raggiungere la Villa di Traiano via A24



Gli Altipiani di Arcinazzo sono, dunque, rinomati per il suggestivo paesaggio: ampi prati, ideali per escursioni e pic-nic, in una cornice di monti e boschi secolari. Oggi gli Altipiani sono un’importante località turistica, apprezzata d’estate per la temperatura mite e d’inverno per la vicinanza alle stazioni sciistiche di Campo Staffi e Monte Livata.

LA VILLA DI TRAIANO

In questa splendida cornice è collocata la villa dell’imperatore Traiano (98.117 d.C.), residenza di caccia di una delle figure più affascinanti del mondo antico. Il sito archeologico, recentemente musealizzato, ha un’estensione di circa 5 ettari, distribuiti su tre terrazzamenti. La preziosità dei marmi, delle pitture, degli stucchi e dell’apparato decorativo documentano la magnificenza delle sue sale.


 
La platea inferiore della villa

La villa sorge alle falde del monte Altuino ed era raggiungibile o dai monti Affilani percorrendo la via Praenestina o dalla via Valeria-Sublacense risalendo la valle dell’Aniene. L’attribuzione a Traiano è  sicura in base al rinvenimento nell’ottocento di tubi in piombo (fistulae acquariae) con la titolatura imperiale.  La villa fu senza dubbio utilizzata per godere dei frigora estivi, ma probabilmente servì anche per l’approvvigionamento di selvaggina da destinare  ai banchetti imperiali  e forse agli spettacoli circensi. L’altopiano era infatti popolato di abbondante fauna (cinghiale, cervo, capriolo, istrice, orso, lince ecc.) e la villa, a diretto contatto con i boschi doveva essere circondata anche da parchi e riserve di animali (vivaria).

 
L'area intorno alla villa

Grazie agli scavi iniziati nel 1999, la struttura del complesso è oggi sufficientemente nota. Si compone di vaste spianate artificiali (plateae), per un’area di circa 5 ettari, sorrette da poderosi terrazzamenti (substructiones). Due grandi cisterne a quota superiore, collegate a sorgenti, assicuravano il rifornimento idrico.
Nella parte ovest ci sono molti ambienti da visitare, dominati al centro da un grande triclinio con un’esedra-ninfeo sul fondo nella quale getti d’acqua sapientemente direzionati colpivano statue posizionate nelle nicchie e creavano suggestivi giochi di luce, arcobaleni e scenografie da sogno.

L’ANTIQUARIUM

Collocato all’interno dell’area archeologica, il museo ospita nelle sue sale la collezione dei reperti più significativi rinvenuti nel corso delle campagne di scavo. La raccolta si compone di elementi architettonici e decorativi, nonché di testimonianze sull’organizzazione del lavoro durante la realizzazione della villa. Sono inoltre esposti oggetti che testimoniano la vita quotidiana all’interno del complesso residenziale.


 
L'Antiquarium. Sullo sfondo il Monte Altuino


LA NOSTRA VISITA

L’area è visitabile tutti i giorni, escluso il giovedì, dalle 9.00 alle 20.00.
Ci accoglie Cristiano, impeccabile e simpatica guida del sito archeologico che, turnando con la sua collega Elisabetta, gestisce ogni aspetto della visita: dalla biglietteria alla spiegazione di ogni locale della villa, fino al giro all’interno del piccolo museo. Il biglietto costa solo 3 euro: un peccato per un luogo così ricco di storia e fascino. Paghiamo quasi vergognandoci della cifra irrisoria e seguiamo Cristiano.
Il nostro viaggio nel tempo comincia dalla platea inferiore (per avere un’idea delle dimensioni si tenga conto che misura 145 x 35 m) che era in gran parte occupata da un giardino delimitato da un portico a volta  (largo 5 m), finestrato all’esterno e con archi su pilastri. Aveva una fontana che alimentava due vasche semicircolari speculari mentre nella parte ovest si concentravano gli ambienti di cui accennavamo sopra.

 
La platea inferiore. Ad est si notano i contorni della platea superiore la cui struttura è nota grazie all'utilizzo del georadar

Cristiano cattura subito la nostra attenzione, ci guida sapientemente e in maniera anche divertente attraverso i segreti della villa. Si sofferma sull’incredibile e unico orologio solare ricostruito fedelmente da un frammento ritrovato in loco ed esposto nel museo.

 
La nostra guida, Cristiano, illustra il funzionamento dell'orologio solare


Ci porta quindi nel ninfeo e ci spiega i giochi d’acqua e lo fa talmente bene che sembra quasi di vederli. Poi ci spostiamo in quella che doveva essere una camera da letto al di là della quale in un ambiente chiuso, visibile solo agli occupanti della stanza,  si svolgevano spettacoli di ogni genere: era la televisione dell’epoca, ci dice Cristiano sgranando gli occhi.


 
Il ninfeo nella zona ovest della platea inferiore. Cristiano impegnato a spiegare gli incredibili giochi d'acqua

Ma il pezzo forte viene subito dopo: in un’altra sala dalla funzione non ancora svelata, ecco uno splendido pavimento in marmo in perfette condizioni che la nostra guida si affretta a scoprire in una piccola porzione. E’ sporco, ricoperto di polvere e terra. Cristiano lo bagna con l’acqua di una bottiglia e la meraviglia si svela ai nostri occhi: colori, motivi floreali, qualcosa che non abbiamo mai visto prima d’ora. La nostra guida ci spiega che il Ministero dovrebbe pulirlo ogni anno, in giugno, perché sia visibile ai turisti, prima di coprirlo in settembre. Ma quest’anno non è venuto nessuno, mi scuso a nome del Ministero dei Beni Culturali, dice abbassando gli occhi quasi vergognoso di incontrare il nostro sguardo affranto.


Particolare del pavimento. Notare i detriti  ela sporcizia che lo ricoprono


Una signora dall'accento straniero gli si avvicina e gli sussurra parole di incoraggiamento. La cosa mi fa una tenerezza infinita: non è giusto sentirsi in colpa per le manchevolezze dei nostri governanti, soprattutto quando si è così appassionati e competenti come realmente è Cristiano.
Ci avviamo in silenzio verso il museo dove si svolge l’ultima parte della visita. Non ci sono molti pezzi, ma quelli che sono esposti sono di finissima fattura e danno un quadro sufficientemente chiaro dello sfarzo e della grandezza dei romani di un tempo.
Frammenti con decorazioni meravigliose, suppellettili, capitelli lavorati con una maestria da rimanere allibiti, un affresco di una delle volte dai colori sgargianti e, al piano superiore, un’intera parete in marmo che, ci dice Cristiano con molta disapprovazione, si è staccata dal muro su cui era stata attaccata ed è caduta per l’inettitudine di chi ha usato una colla non adeguata, provocando danni ingenti.


 
Particolare di un intonaco affrescato

 
L'affresco di una delle volte


 
La decorazione marmorea del muro di una stanza

Lasciamo a malincuore Cristiano e la villa di Traiano. Un ultimo sguardo, un arrivederci, un ultimo pensiero: se solo ci fossero i fondi per scavare 4/5 che mancano…chissà quali e quanti tesori si nascondono sotto terra che aspettano solo di essere portati alla luce….
Cristiano alza le braccia e sussurra: sai quante persone potrebbero trovare lavoro qui….gente che sta a spasso e magari ha famiglia….oltre all’impatto che le future scoperte avrebbero sul nostro territorio…..
Salutiamo ancora la nostra guida non senza una promessa: torneremo, sicuro che torneremo.
Non vogliamo raccontarvi nei dettagli tutto ciò che si può ammirare in questo sito, vogliamo anzi solleticare la vostra curiosità e invitarvi a scoprire questo luogo lontano dai circuiti turistici, ma così vicino da poterlo raggiungere in un soffio.
Andate, Cristiano è lì che vi aspetta, con i suoi occhi verdi capaci di esprimere sentimenti veri e con la sua capacità di catturarvi e di farvi amare questo luogo come ora lo amiamo noi.
Dunque, si chiude con questo tesoro semi-sconosciuto la nostra rubrica estiva sulla Roma insolita.
E’ stato un piccolo viaggio che ci ha portato a conoscere alcuni angoli di Roma, e non solo Roma, meno noti, ma non per questo meno importanti.
Da questo tour virtuale abbiamo imparato molte cose, la più importante delle quali è anche la più triste: non sappiamo valorizzare il nostro immenso patrimonio artistico-culturale.
Luoghi meravigliosi come la villa di Traiano, sono abbandonati e dimenticati, lasciati all’incuria e al degrado, e questo è inammissibile se si pensa che in altri paesi, per opere che rasentano quasi il ridicolo, si pagano biglietti costosissimi come se si trattasse dell’ottava meraviglia del mondo.
Dobbiamo sensibilizzare in ogni modo chi ha la competenza e la carica istituzionale per invertire questo malcostume che ci ridicolizza agli occhi del mondo e ci ferisce.
Questo ha voluto anche essere il senso di questa rubrica e speriamo vivamente che a qualcuno, lì, nei piani alti di Ministeri, Gabinetti, Assessorati, queste parole abbiano fatto un po’ male, almeno quanto lo hanno fatto a noi….








La "Roma Insolita" e l'Obelisco con i geroglifici "sbagliati". Seguiteci...

venerdì 25 agosto 2017

L'OBELISCO CON I GEROGLIFICI "SBAGLIATI"





Roma è veramente la sintesi dell’intero mondo antico. 
Anche visivamente ne reca le impronte, esaltate al massimo livello dell’arte e della tecnica: gli archi e le cupole derivati dagli etruschi, le colonne greche, gli obelischi egiziani. 
Quale sia la funzione dell’obelisco e della colonna monumentale nell'urbanistica romana dopo che papa Sisto ebbe intrapreso la gigantesca opera di rialzare o di spostare gli antichi colossi, è ben impresso nella memoria visiva di chiunque abbia visitato Roma. 
Proprio per l’intuizione di quel pontefice-urbanista, l’obelisco rappresenta  il perno di innestodel principale sistema stradale della vecchia città e il segnale che fra loro si rinviano i maggiori centri della vita cittadina: prima di tutto tre delle maggiori Basiliche, poi le piazze del Popolo, Colonna, Montecitorio, Pantheon, Navona, di Spagna, i colli Pinciano, Quirinale, Celio.
Agli obelischi dell’epoca classica (in totale 13), si sono aggiunti in età recente, altre forme consimili, suggerite dalla retorica o, magari, come nel caso dei porta-lanterne di via della Conciliazione, da un intento scenografico. 
Comunque, antichi o contemporanei, superbi o goffi, di granito, di marmo o di travertino, queste forme esprimono Roma e le danno un inconfondibile carattere.
Uno di questi, si erge maestoso sulla sommità della scalinata della Trinità dei Monti dominando, con la sua mole una delle più belle piazze di Roma e, forse, del mondo intero: piazza di Spagna.
Piazza di Spagna è forse la piazza più famosa di Roma.
Il suo momento magico fu l’ottocento, allorchè l’Europa romantica la elesse a suo salotto, i resoconti di viaggio ne consacravano la fama ed i pittori venivano a cercare sulla scalinata  modelle e modelli nei coloriti costumi dei Castelli o della Ciociaria che proprio qui avevano il loro punto di raduno.
Oggi le cose sono cambiate, ma il suo fascino è e rimarrà sempre incontrastato, tanto da costituire un "must" per chi programma una visita anche breve nella città eterna.
Migliaia di turisti, ogni giorno, visitano e fotografano ogni angolo di questo magnifico angolo di Roma, ma sanno davvero ogni suo segreto? Ad esempio, conoscono la storia dell’obelisco che inevitabilmente immortalano puntando l’obiettivo sulla scalinata di travertino realizzata negli anni 1723-26 da Francesco de Sanctis?

Non ne siamo proprio sicuri, pertanto abbiamo deciso di inserire l’obelisco “Sallustiano” nel novero dei tesori “sconosciuti” della nostra rubrica Roma insolita.

L’obelisco Sallustiano è un’imitazione romana, di epoca imperiale, degli obelischi egizi. 
Proviene dagli Orti sallustiani presso via Salaria (giardini fatti edificare nel 40 a.C. dal celebre storico Caio Crispo Sallustio) e deve il suo nome proprio al luogo dove fu ritrovato. 
Venne collocato in cima alla scalinata di Trinità dei Monti dall’architetto Antinori per volontà di Pio VI (1789) come elemento di raccordo tra la scalinata e la Chiesa della Trinità, caratterizzata dalle linee ascendenti dei suoi campaniletti.

L'obelisco Sallustiano svetta tra i due campanili della chiesa della Trinità dei Monti



L’obelisco venne collocato in epoca imprecisata (si suppone tra il governo di Commodo e quello di Gallieno e quindi tra il 180 e il 268 d.C.) in una posizione elevata dei giardini di Sallustio, precisamente nei pressi dell’attuale Chiesa evangelica luterana di via Sicilia.
In granito rosso, alto 13,91 metri (con la base 15,21 m), recava le iscrizioni di Seti I e Ramses II letteralmente ricopiate dall’obelisco di Augusto in Piazza del Popolo e, in qualche caso addirittura errate (alcuni segni erano perfino capovolti).
Nella sua sede originaria, esso rimase in piedi a lungo, almeno fino all’ottavo secolo; quindi giacque per secoli a terra, con la punta spezzata. 
Nel Medioevo, probabilmente, il monolito non era stato ancora completamente seppellito dai detriti. 
Quando si pensò ad una sua collocazione, Sisto V decise di erigerlo davanti alla Chiesa di S. Maria degli Angeli, ma il progetto non ebbe seguito. 
Nel 1734, Clemente XII  lo ottenne dai Ludovisi, proprietari del luogo in cui giaceva e lo portò in Laterano con l’intenzione di erigerlo davanti alla facciata di San Giovanni da lui stesso realizzata.  
L’evidente sproporzione tra le dimensioni dell’obelisco e la monumentalità delle Basilica indusse ad un ripensamento, sicché esso non venne posto in opera e giacque per alcuni decenni abbandonato presso la Scala Santa. 
Durante questo periodo,  vennero avviate delle trattative per farlo trasferire a Parigi, perché i francesi volevano  erigerlo davanti alla cattedrale di Notre Dame.  
Solo con Pio VI si trovò la collocazione definitiva che fu trasferito a Trinità dei Monti. 
Nel 1789 il monolito fu innalzato e da quella data si erge in tutta la sua maestosità tra la chiesa e la scalinata.

I geroglifici ricopiati dall'obelisco di Seti I e Ramses II in di Piazza del Popolo. In cima, il giglio di Francia e la croce



L'obelisco "Flaminio" di piazza del Popolo, originale egizio


Da segnalare che questo obelisco è l’unico ad affiancare alla croce un simbolo diverso da quello pontificio: infatti vi si può osservare il giglio di Francia. 
La sommità fu ornata con simboli araldici del Papa e della croce che serviva da reliquiario per contenere un frammento della Croce Santa e le reliquie di San Giuseppe, San Francesco di Paola, Pio V e degli apostoli Pietro e Paolo. 
Su un lato della base fu incisa un epigrafe nella quale è riassunta la storia dell'obelisco stesso: Pius VI Pont Max obeliscum sallustianum quem prolapsione diffractum  superior aetas iacentem reliquerat colli hortulorum in subsidentium  viarum prospectu impositum  tropaeo crucis praefixo  trinitati augustae dedicavit.

Il basamento dell'obelisco con la dedica alla Trinità dei Monti








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