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IL RISCATTO DI ROMA NON PUO' NON PASSARE DALL'ESQUILINO: UN QUARTIERE BELLISSIMO, DAL RESPIRO EUROPEO RIDOTTO A CLOACA! RIPRENDIAMOCELO!

martedì 16 maggio 2017
La tristissima battaglia, consentiteci di dire, tra le magliette gialle renziane e l'Amministrazione Raggi, per chi puliva prima e meglio la città, non sembra aver sortito effetto alcuno all'Esquilino, quartiere nel cuore di Roma, incastonato tra la Stazione Termini e lo storico Rione Monti. Qui pare non sia passato nessuno e tutto sembra essere rimasto nella più totale normalità che, a queste latitudini, corrisponde al degrado assoluto. Se immagini una qualsiasi forma di degrado, l'Esquilino l'ha fatta sua da un pezzo.
Il rione che conosciamo oggi, si è formato nel 1870, quando Roma fu scelta dai Piemontesi quale Capitale del Paese. 
Per adeguare la città al suo nuovo status venne concepito un progetto urbanistico imponente che prevedeva la costruzione di grandi edifici rappresentativi, zone residenziali per la nuova burocrazia ed ampi e ariosi viali di collegamento al resto della città. 
La scelta ricadde sull'area dell'Esquilino perché in quel periodo poco urbanizzata (erano presenti parecchie ville e giardini) e per la vicinanza strategica alla Stazione Termini. 
Lasciando stare le polemiche postume su quanto i Piemontesi distrussero, le cronache del tempo parlano di veri e propri crimini urbanistici, ne uscì fuori un quartiere moderno, gradevole e  bello, con al suo centro Piazza Vittorio Emanuele II, la più grande di Roma. 
E l'Esquilino, sebbene degradato, resta una quartiere dalla grandissime potenzialità, decisamente di stampo europeo. 
E' un quartiere multietnico, anzi "IL" quartiere multietnico: primo in assoluto della Roma moderna, scelto anche da molti attori e registi. Ed è da qui che si deve ripartire: dalle sue enormi potenzialità, offuscate dal degrado e da una criminalità spadroneggiante. 
Nessuna amministrazione, da 30 anni a questa parte, ha accettato la sfida: cambiare questo pezzo importante di Roma, riportandone decoro e legalità,  potrebbe essere risolutivo per la Città intera. 
Anche dalla Giunta Raggi purtroppo non sono giunti segnali nella direzione da noi auspicata: il quartiere, come detto, risulta abbandonato, lercio, in preda a orde di violenti, sbandati, accampati, ladri e incivili. Un quartiere di prostituzione, anche minorile. Una realtà, nel cuore della Capitale, dove lo Stato ha completamente perso il controllo! 
Esiste ovviamente una parte sana, artistica, erudita e colta, che subisce la pressione, senza però mai abbassare la guardia, ed attende, come chiunque ami Roma, segnali importanti da chi ci amministra. Segnali di risveglio, di rilancio. Segnali di sviluppo! Indicativa di questo clima d'attesa fu una foto, perdonateci la digressione ma che è più che in tema,da noi postata, poco tempo fa, sulla nostra pagina facebook: una locandina ad altezza uomo riportava una due giorni di mostre e di cultura in città, esposta da una galleria d'arte in strada, all'ingresso del proprio esercizio commerciale, su un marciapiede affogato da secchioni tracimanti monnezza! Un gesto eroico. Di resistenza cristallina!



Ed è con un peso nel cuore, costante di tutte le nostre denunce, che postiamo  foto e video inviateci alla nostra mail ufficiale. Immagini sconfortanti ma che devono essere portate alla conoscenza di tutti, per smuovere le coscienze; per accendere un focus permanente su quello che potrebbe e dovrebbe essere un quartiere gioiello, nel cuore della città. A voi le immagini, il video ed ovviamente i commenti. RR

Ecco i dintorni di Piazza Vittorio affogati nella monnezza:





Ed ecco il breve video di uno dei tanti sbandati che popolano il rione, gettato in un angolo, tra la spazzatura, talmente ubriaco da aver perso i sensi! Questa, decisamente, NON E' la Roma che vogliamo. Riprendiamoci le Piazze, gli spazi, i giardini, le strade. Riconquistiamo l'orgoglio e il senso di appartenenza a un luogo da un passato talmente grandioso da avere, ancora oggi, il potere d'influenzare  il presente con i suoi echi e riflessi. Riprendiamoci  l'Esquilino! Riprendiamoci Roma!



LE FORZE DELL'ORDINE DELLA CAPITALE D'ITALIA SONO IMPOTENTI DAVANTI ALLE SVARIATE ATTIVITA' SVOLTE DAI ROM NELLE STAZIONI, SUI TRAM E SUI BUS PIU' AFFOLLATI. TOLLERANZA DETTATA DALL'IMPOTENZA CHE DIVENTA VERGOGNOSA CONNIVENZA.

domenica 23 aprile 2017

Piazza Belli. Fermata Tram 8. Coppia di giovani scippatrici Rom pronte ad agire. Foto Carra

Stazioni Metro, bus e tram. Tutti accuratamente scelti. Selezionati con cura.  La loro base però resta la Stazione Roma Termini , nodo di scambio tra la linea A e quella B e seconda stazione per numero di utenti d'Europa. Per loro l'Albero della Cuccagna. Sono organizzate in piccole squadre, tutte rigorosamente minorenni. Arrivano dai vari campi sparsi per la città anche se le più attive pare vengano dal Campo Rom di Castel Romano, specializzato, tra i campi, in furti e scippi sui mezzi pubblici.
Assillanti, imperterrite, rigorosamente impunite. Sono ben vestite, capelli fatti, scarpe alla moda. Comunicano con cellulari di ultima generazione, utilizzano WhatsApp per segnalare l'eventuale turista da spennare, l'arrivo di improbabili controlli. Fanno e continuano a fare di tutto. Si avvicinano al viaggiatore in fila alle biglietterie elettroniche, le presidiano, proponendo un aiuto non richiesto: puntano stranieri e ancora di più se anziani. Sono uno squadrone ben organizzato. Chi non è abile allo scippo viene destinato alla questua. Chi è carina si propone anche per prestazioni sessuali nei vicini B&B. Lo fanno anche i ragazzini per chi ha gusti sessuali differenti. Uno schifo. Tutto questo avviene sotto l'attenta regia di qualche Rom adulto, accuratamente occultato, ma che scruta i movimenti di tutti, pronto ad intervenire qualora dovessero insorgere dei problemi. Ogni ora circa il gruppo si raduna, quelli delle biglietterie ferroviarie e quelli delle biglietterie della metro, coloro che vendono i loro corpi, quelli che fanno la questua, coloro che fanno scippi. Escono fuori dalla stazione, vanno dagli adulti e danno loro quanto racimolato dalla loro attività. Poi via tutti a lavoro.  Tutto alla luce del giorno. Ogni giorno. Ogni maledettissimo giorno. Alcune vengono fermate: c'è chi ha collezionato centinaia di fermi ma, e qui sale la rabbia, pare che la Legge Italiana non sia in grado di far nulla. La pratica usuale, dopo aver preso per la centesima volta le loro generalità, è quella di rilasciarle.  Questione di al massimo dieci minuti. Capita però che qualcuna venga portata in Caserma. Ma il giorno dopo tornano a Termini, tornano nelle altre stazioni metro, bus e tram  accuratamente selezionati. La tecnica dello scippo è qualcosa di ormai talmente rodato che il turista nemmeno se ne accorge. Si piazzano dietro alla calca che si raduna ad ogni ingresso del vagone, aspettano che lo stesso si gonfi di gente, accedono loro stesse sul metrò, sfilano tutto lo sfilabile ed escono in un battibaleno prima che le porte si chiudano. Spesso il turista neanche si accorge di quello che è accaduto. Pratica utilizzata e ripetuta anche sui bus e tram, ovviamente quelli ad alta frequentazione. Il Tram 8 è uno dei loro regni: qui sono in numero minore, anche una semplice coppia. Una scruta, l'altra agisce.
Siamo davvero impotenti davanti a questo fenomeno? E' possibile che non si riesca ad arginare in partenza? E' possibile che debba essere il cittadino avveduto, e capita fortunatamente sempre più spesso, ad avvisare i turisti della presenza di scippatrici sul mezzo? E' possibile tutto questo? Viviamo davvero nella Capitale di una Paese che ha perso il controllo del territorio, che non fa rispettare le leggi, almeno non a tutti, sicuramente non ai Rom, pur conoscendone benissimo le loro svariate attività. Le conosce e le tollera. Non è forse tale tolleranza vera e propria connivenza? Non lo è? RR




UNA CITTA' ALLA CANNA DEL GAS SI DIVIDE PER UNA MANIFESTAZIONE AI FORI CHE PORTERA' INTROITI PER PRESERVARE I FORI STESSI.

venerdì 21 aprile 2017




Siamo alle solite. A Roma non si riescono ad avere delle linee guida precise, scritte per il bene della città. Delle regole da scrivere sulla pietra: quelle sono e quelle devono rimanere. Si deve capire che Roma ha un grossissimo potenziale, che offre scenografie senza eguali, che è una città che va fatta fruttare in termini economici, con relative ricadute occupazionali. Questo passaggio non è un capriccio da bimbetti ma da esso, dalla sua comprensione e concretizzazione, passa il futuro della città che va dalla preservazione/valorizzazione dei suoi inestimabili tesori alla realizzazione d'infrastrutture per migliorare la vita dei romani di oggi e di quelli del futuro. Per noi di RR qualunque occasione dev'essere vagliata e resa concreta seguendo proprio quelle linee guida che invochiamo e che ancora non esistono. Vendersi ma non svendersi. Far fruttare ma non sfruttare. Su questo siamo delle capre!
Roma potenzialmente potrebbe essere una città ricchissima, ma manca una cabina di regia, mancano, come detto delle regole certe, e sono presenti in maniera virale e fortemente lesiva i soliti "Comitati del No a prescindere", da quelli storici (Italia Nostra e Comitato Celio) a quelli  che germogliano spontaneamente quando si va ad intaccare un interesse particolare, a danno di quello della collettività. L'ultimo esempio di questa follia suicida, che ormai la città ripete quasi meccanicamente da almeno 30 anni, è un palco, certo non piccolino, realizzato per il musical "Divo Nerone - Opera Rock". Una struttura certo di grande impatto visivo (36 metri di larghezza, 27 di profondità e 14 di altezza) comparsa da due giorni nell'area di Vigna Barberini all'interno del sito archeologico del Palatino. Ci sono già anche le 480 poltrone della platea, l'impianto audio e delle luci. Presto arriverà la scenografia e le tre file di gradinate. L'allestimento, ideato da Franco Migliacci, divide la città nonostante il patrocinio del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che ha visto un anno e mezzo fa le scenografie di Dante Ferretti e che è favorevole a utilizzare i monumenti come cornici di eventi. Come lo siamo Noi. Sempre e solo se i soldi restino in città. Siamo stati sempre contrari al fatto che gli incassi  generati dal monumento simbolo romano, il Colosseo,  forse a qualcuno è sfuggito, non restino a Roma ma vadano a finanziare un fondo di solidarietà per Musei Minori sparsi per il paese. Non ce ne voglia Mario Sotgiu, l'ideatore del Museo più piccolo d'italia, in quel di Arzaghena (Sardegna), ma i soldi del Colosseo devono rimanere in città: servono per realizzare tram, preferenziali, nuove linee metro, ciclabili e quanto di meglio si possa avere per colmare il gap che separa Roma dalle altre Capitali Europee. Tornando al subito contestato musical che, tra le altre, prevede la presenza di quattro premi Oscar: Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo, Gabriella Pescucci e Luis Bacalov con la regia di Gino Landi, il 50% dei biglietti è già stato venduto, segno evidente della bontà di tali iniziative. Biglietti che vanno dai 45 ai 180 euro per circa 3.000 posti a sedere. Bassa, molto bassa, a nostro parere la percentuale degli incassi che andrà per la conservazione del nostro patrimonio, appena il 3%. Capito perché servono regole certe? Ma, al di là della percentuale, a dissipare ogni dubbio sulla bontà dell'iniziativa,  sono intervenuti già i tour operator della Capitale che sostengono che il musical farà aumentare il pernottamento dei turisti, facendolo passare da 2 a 3 notti. Il famoso indotto che ogni evento di spessore porta con se. Vi pare poco? RR

MIRACOLO SULLA NOMENTANA. I FILOBUS, CHE A PASQUETTA ERANO TUTTI ROTTI, SONO TORNATI A FUNZIONARE. SI AL DIRITTO DI CRITICA. NO ALLA MISTIFICAZIONE E ALLA BUGIA. VERGOGNA PER QUANTI, GIORNALI INCLUSI, HANNO MONTATO UNA NOTIZIA FALSA!

mercoledì 19 aprile 2017









Oggi siamo stati testimoni di un vero e proprio miracolo!Ci siamo recati sulla Nomentana per vedere se i Breda Menarini, ovvero i famosi filobus fermi dal 2009 e destinati ad altro corridoio di mobilità, si fossero realmente estinti, come certa stampa, e non solo, ha asserito. "Inutilizzabili per almeno due settimane - ha tuonato qualche giorno fa il Corriere della Sera - per necessario intervento dei tecnici della Breda, poiché quelli di Atac - a loro dire - non sanno dove metter le mani".
Chi vi scrive, era fuori per le festività Pasquali ed ha subito il rimpallo di notizie sulla questione talmente assurda da diventare grottesca.
L'immissione dei "nuovi" filobus è anche colpa nostra: su tutti i nostri canali (blog, facebook, twitter e Instagram) abbiamo punzecchiato Enrico Stefàno di fare tutto il possibile per immettere i Breda Menarini sulle linee 60 e 90, piuttosto che farli marcire in deposito. Liberando altri bus per altre tratte.
Incredibile quanto avvenuto. Ok la denuncia. Ok la critica, che la nostra Piattaforma esercita continuamente e ne rivendica il diritto contro questa e contro le amministrazioni precedenti, ma mai mistificare. Dire bugie, al solo fine di screditare, è esercizio di una povertà d'animo assoluta, dalla quale ci dissociamo completamente. Alle bordate arrivate da stampa e altre parti politiche avverse al MoVimento, rispondeva, chiaro, un comunicato ATAC che chiariva la questione. «In relazione a notizie di stampa che riportano in maniera distorta e capziosa di fantomatici `strike di filobus a Pasqua´, Atac precisa che la notizia è priva di fondamento» ha precisato l’azienda capitolina. «Così come previsto dai programmi di esercizio e come sempre accaduto dal momento in cui i filobus Breda Menarini sono stati restituiti alla città - prosegue la nota - il servizio di filobus è stato sempre garantito lungo le linee di esercizio previste (90 e 60), nei modi e nei tempi programmati. Ciò, malgrado le normali attività di manutenzione dovute a guasti provocati dal lungo periodo di inutilizzo, così come più volte sottolineato da Atac. L’azienda osserva che è del tutto fisiologico che ci siano mezzi in officina per assistenza, ma è del tutto fuorviante dedurre da tale circostanza che ciò abbia avuto effetti sul servizio. In tal senso Atac provvederà a tutelarsi in tutte le sedi. Per quel che riguarda ieri - conclude la nota -  lunedì di Pasquetta, così come durante la domenica di Pasqua, il servizio è stato regolare con tutti i 9 filobus previsti in quanto giornate festive». E noi siamo qui a fornire ad Atac le prove di quanto asserito perché i mezzi oggi, salvo miracoli improvvisi,  erano regolarmente funzionanti ed in gran numero. Tutte le persone e i pennivendoli che hanno forzato la mano sulla questione dovrebbero cospargersi il capo di cenere. Non è così che si fa il bene della città. Non si dice il falso per portare acqua al proprio mulino. Noi, lo ribadiamo, come abbiamo criticato Alemanno, Marino e Tronca, continueremo a esercitare questo nostro sacrosanto diritto contro l'Amministrazione Raggi negli ambiti in cui riteniamo stia male amministrando, ma mai da questa Piattaforma troverete foto artefatte o polemiche create ad hoc! Mai!  Noi siamo solo dalla parte di Roma. Lontani da logiche di partiti, movimenti e schieramenti. Chi fa bene, purtroppo pochi,  viene spinto a fare meglio: vedi nostro articolo di oggi sul buon Enrico Stefàno. La nostra storia parla per noi. Vergogna per tutti gli altri. RR.

ROMA E' RIDOTTA IN QUESTE CONDIZIONI NON SOLO PER COLPA DELLA POLITICA E DEI ROMANI MA ANCHE PER CERTA STAMPA. UN ESEMPIO CALZANTE A SOSTEGNO DELLA NOSTRA TESI.

sabato 8 aprile 2017

Lo schifo del reparto maternità del San Camillo Forlanini
Lo schifo del reparto maternità del San Camillo Forlanini
 Lo schifo del reparto maternità del Grassi di Ostia
Lo schifo del reparto maternità del Grassi di Ostia


Abbiamo chiesto a Neonatologi e Pediatri, romani e no: quello che avviene nei reparti maternità della città è un fenomeno tipicamente romano che definire vergognoso è poco. Oggi torniamo a parlare di questa enorme manifestazione d'inciviltà pura non solo per continuare a denunciarla ma per usarla come elemento utile a far passare un concetto semplice: se Roma è ridotta in queste condizioni non è solo colpa della Politica, di alcuni romani ma anche di certa stampa cittadina e delle redazioni locali di celebrati giornali nazionali. Mentre i blog, non solo il nostro ovviamente, trovano incredibile che reparti di maternità come il Grassi di Ostia e il San Camillo Forlanini siano vergognosamente riempiti di scritte di padri, nonne, nonni, cugine, cugini novelli Writers, la stampa locale non solo giustifica il fenomeno ma lo esalta trovandoci financo una matrice poetica. Fortunatamente tutto è reperibile sul web.  E facendo una rapida ricerca ecco venir fuori articoli inneggianti il pessimo malcostume, ripetiamo, esclusivamente  e tipicamente romano. Partiamo da Il Messaggero. Articolo a firma di tale Beatrice Picchi. "L’attesa è un tempo sacro e creativo. Sta per nascere tuo figlio, le pareti degli ospedali diventano murales di emozioni, pagine di un diario che diventa di tutti. “Karola, sbrigate”, “Willi ti stiamo aspettando dalle 19, dajebello di papà”, “Deborah sarai bellissima”, “Megane, sei tutti noi”. " L'articolo inizia incredibilmente così ed è preludio di un'apoteosi di cazzate che generano un pensiero distorto, che giustificano una cosa vergognosa e che diventano tasselli di un puzzle che, minimizzando, trovando poesia nel degrado,  hanno contribuito a ridurre la città in queste condizioni. Leggete cosa scrive la Picchi e cosa gli ha fatto pubblicare Il Messaggero: "I bambini appena nati appaiono nei graffiti di genitori, parenti e amici sui muri del reparto maternità dell’ospedale San Camillo, di Roma. Le scritte che testimoniano la felicità per il nuovo arrivato e il desiderio di farlo sapere a tutti, sono compagne inseparabili dei reparti di ostetricia delle città: sui muri, sulle porte degli ascensori, sui sedili della sale d’aspetto. Una versione pop dei geroglifici, immagini stampate a colori, flash di batticuore. L’importante è esserci e fissare per sempre un momento così bello." E continua:" Le scritte raccontano di un Paese multietnico, di un nuovo alfabeto ricco di ipsilon, kappa, parole corte, cortissime senza vocali. Al secondo piano del dipartimento di ostetricia e ginecologia graffiti frettolosi e meravigliosi, perché ora hai fretta di vederlo il tuo bambino, di tenerlo tra le braccia il nipote che avrà gli occhi di tua figlia."
La nuova stagione della vita, sintetizziamo il pezzo de Il Messaggero, inizia con "un atto d'amore" (ovvero il graffito) e "si schiude con un bimbo che nasce". "Scritte nere, gialle, rosse che rimangono sui muri e fanno tenerezza: sali le scale e sui gradini cuori e stelline con il pennarello blu raccontano di una felicità assoluta colta nell’attimo in cui è stata vissuta: avere un figlio." Conato e disgusto per quanto letto e a voi riportato. Ma passiamo al Corriere della Sera. Qui non c'è un articolo vero e proprio ma una gallery che s'intitola "Rocco c'è!" Ventuno immagini accompagnate da una didascalia che, sullo stesso stile de Il Messaggero giustifica ed esalta il fenomeno. Ecco il testo: «Rocco c’è», ma anche Massimo, Eva, Riccardo, Sara. E pure Indira, Jin Liang Xiang e Khadim. Sono i neonati del San Camillo di Roma che, appena venuti al mondo, o in procinto di, hanno già un esercito di parenti e amici pronti a tracciare un segno indelebile (o quasi) sulle pareti per celebrare la loro nascita. Come mostriamo in questa fotogallery, i muri del reparto di Ostetricia dell’ospedale sono pieni di scritte e graffiti dedicati ai bebè. Un giorno, diventato adulto, Rocco forse si troverà nella stessa situazione di suo padre e ripeterà il gesto «per testimoniare agli altri — e soprattutto a se stesso — la felicità», scrive FRANCESCO PICCOLO in un articolo dedicato al fenomeno. 
Potremmo continuare all'infinito riportandovi  articoli di altri quotidiani di ugual tenore ma crediamo di avere già raggiunto l'obiettivo. Ripetiamo: se Roma è ridotta in queste condizioni non è solo per colpa della Politica, non è solo colpa dei romani ma è anche colpa di questi giornali che per anni non hanno voluto o saputo svolgere la loro funzione critica, che hanno abbracciato i potenti di turno facendo bypassare come normali atteggiamenti, situazioni, avvenimenti che normali non erano e non sono. Lo hanno fatto e lo continuano a fare. Ci e vi hanno riempito la testa di cagate, contribuendo a plasmare quello che noi oggi, in maniera dispregiativa, chiamiamo il "romanaro". Perché se scrivere un graffito in un ospedale è "un atto d'amore", il parcheggiare in doppia fila per prendere un rapido caffè diventa una cosa socialmente tollerabile, come lo è gettare una carta in terra o magari un materasso in strada, senza chiamare l'Ama o recarsi nell'apposita Isola Ecologica. Qui siamo alla follia. Davvero siamo alla follia pura. RR

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