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VI Passeggiata Antidegrado: Via del Corso
Un mini-esercito di volontari anti degrado si aggira a Via del Corso. Nove persone in tutto, tra cui il blogmaster di Tolleranza Punto Zero, un australiano amico di Marcello e Margherita e una ragazza di Piacenza che vive a Granada, amica di Tolleranza Punto Zero. Le foto delle slide sono state scattate all'inizio e alla fine della passeggiata e documentano lo stato di degrado in cui versano Via del Corso e dintorni. Un immondezzaio a cielo aperto, in cui viene abbandonato di tutto, dai sacchi della monnezza alle transenne. Durante la passeggiata avevamo i guanti e le mani sporche di antigraffiti e non abbiamo potuto scattare foto dei nostri interventi. Per cui dovrete fidarvi della nostra parola. Salvo restando che per il futuro servirà trovare un fotografo e reporter ufficiale. Abbiamo cominciato da Via del Corso, ripulendo dagli adesivi una decina di pali nel primo tratto di strada che va da Piazza Venezia a Piazza Colonna, e strappando una ventina di affissioni abusive. Poi siamo passati alle vie laterali. Abbiamo completamente ripulito dai graffiti l'immenso portone laterale della Chiesa di Sant'Ignazio, cinque contatori dell'ACEA e un cestino in ghisa. Quindi abbiamo bonificato dalle affissioni tutta l'area di Largo Argentina e ripulito la mappa di Roma della fermata dell'autobus proprio davanti alla Feltrinelli, che era completamente infestata da tag e adesivi. Infine, io e Les abbiamo ripulito la cancellata del Teatro Marcello dai residui di carta e scotch di un preesistente mega cartellone. Alla prossima passeggiata!
La chiamano "Street Art"

I cartelloni oscurano i monumenti

Scrivilo per terra

La nuova mania del moderno bimbominkia è questa. Scrivere frasi d'amore, ingiurie politiche, coretti da stadio, sui marciapiedi e sulle strade. Fulgidi esempi di questa nuova "arte metropolitana" li potete trovare praticamente ovunque, da Via Portuense a Via Nomentana, da Trastevere fino alla passeggiata del Gianicolo. Le moderne leggi che dovrebbero arginare il fenomeno sono al solito talmente in ritardo sui tempi da non prevedere alcuna sanzione per questi imbrattatori. E così gli scrittori de' noantri si dilettano a devastare strade e marciapiedi tra il menefreghismo della gente e la complicità dei media, che non vedono il problema e quando lo vedono lo impacchettano per bene e ce lo spacciano per "arte". In un paese civile una Capitale europea completamente devastata dai graffiti fin sopra i suoi monumenti sarebbe motivo di dibattito a reti unificate 24 ore su 24. In Italia (un paese che è tutto fuorché civile), non se ne parla mai. Questa gente va fermata in tempo, perchè per rimediare ai danni da loro provocati ci vogliono milioni di euro. Finchè i delinquenti dell'informazione italiana continueranno a non vedere il problema e a pisciare controvento questi "novelli artisti" si sentiranno legittimati a continuare nella loro opera di distruzione. E' solo l'inizio, presto avremo tutte le strade e le piazze imbrattate, proprio come i muri. La foto che vedete è stata scattata all'ingresso del Liceo Morgagni. Ecco come crescono i nostri vandali.
L'abitudine al degrado
I traslocatori romani
Questi adesivi li abbiamo fotografati nel quartiere Ostiense, zona San Paolo. Non c'è palo della luce o cassonetto dell'AMA che non ne ospiti almeno una decina. Li abbiamo fotografati onde poterli catalogare, per cercare di capire l'origine e la portata di questo fenomeno. La nostra grande sorpresa è stata constatare che in ogni altro quartiere di Roma i numeri di telefono di questi loschi e misteriosi imbrattatori sono sempre gli stessi. Da nord a sud, troverete sempre gli stessi 20 o 30 numeri di telefono. Guardate questi adesivi. Guardateli bene. Non li trovate molto simili tra di loro? Alcuni riprendono lo stesso identico motivo grafico, cambiano solo i colori. E' come se ci fosse un consorzio organizzati che si spartisce il territorio, un pezzo a me e uno a te, tu appiccichi qua, io appiccico là. A ognuno i suoi spazi, senza pestarsi i piedi, sennò finisce male. Questi adesivi pubblicitari sono assolutamente abusivi e sono ovunque, dalla estrema periferia al centro storico. Alcuni di essi sono piazzati sui segnali stradali, sulle indicazioni della raccolta differenziata, sui muri dei palazzi storici. Una città devastata per colpa di una ventina, trentina al massimo, di scaricatori di borgata. Non c'è limite al cattivo gusto, tutto è permesso, tutto è tollerato. Se però uno di noi ragazzi prova a togliere questi adesivi con un taglierino, rischia una denuncia. Perchè non è compito del singolo cittadino di occuparsi di manutenere l'arredo urbano della propria città. In Italia (e a Roma) l'unica cosa che è realmente tutelata è l'illegalità.
Ci serve una scala

Per la prossima passeggiata antidegrado abbiamo bisogno di uno strumento indispensabile: una scala pieghevole, piccola, leggera e trasportabile, di quelle a tre o quattro gradini che si usano per prendere oggetti negli scaffali più alti dei negozi o delle biblioteche. Ne vedete un esempio nella foto qui sopra, la prima che ho trovato. Ma non è detto che debba essere necessariamente così, basta che sia pratica e funzionale al nostro scopo. Non vogliamo portarci appresso tonnellate di metallo. La scala servirà per ripulire segnali stradali e paline dell'atac da graffiti e stickers. Se qualcuno di voi ne ha una ed è disposto a portarla con sè bene, altrimenti proporrei di acquistarne una e di suddividere le spese. Anche a poco prezzo, l'importante è solo che sia leggera e maneggevole. Stavolta abbiamo bisogno di una partecipazione di massa. Le nostre passeggiate antidegrado devono crescere e devono cominciare a portare risultati visibili ed evidenti a tutti. Dobbiamo fare un salto di qualità, anche in prospettiva di ciò che potrà essere in futuro e quasi certamente sarà. Per questo invito tutti voi a partecipare e ad estendere la voce ad amici, parenti, conoscenti, chiunque voglia impegnarsi direttamente per la cura e la salvaguardia del decoro della propria città. Nel sondaggio in alto a destra potete contribuire a decidere il quartiere, la strada o la piazza da ripulire. Ricordate di portarvi anche una spatolina, un taglierino e uno spruzzino pieno d'acqua.
San Lorenzo [R]esiste!
Teoria delle Oasi Antidegrado
Non c'è due senza tre

Dal produttore al degradatore

L'invasione dei volantini Fastweb

Una tragedia annunciata

Perché ciò che tutto il pianeta chiama "pioggia" a Roma lo chiamiamo "nubifragio"?Facciamo ridere. Ma soprattutto piangere!
— Roma fa schifo (@romafaschifo) 22 maggio 2013
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